Supply chain: le imprese raccontano il cambiamento

Supply chain: le imprese raccontano il cambiamento

Secondo appuntamento di Aperichain21: Elica racconta il packaging funzionale

Milano, 28 Maggio 2021 ore 17:30 – EXIT Piazza Erculea, Milano – e Piattaforma Zoom

Insieme a Elica abbiamo parlato come gestire i trade off di costo, design e funzionalità legato al packaging nelle sfide della supply chain di oggi.

Nelle aziende di produzione, il tema della riprogettazione degli imballi si fa particolarmente rilevante, diventando un nodo cruciale capace di determinare il raggiungimento e il successo dell’efficienza gestionale. Da qui la necessità di studiare sistemi di imballo in grado di mantenere alti gli standard di performance e qualità e, al contempo, che siano in sincronia con la complessità del design dei prodotti e con i drivers dettati dal tema della sustainability.

È proprio di questo che ci hanno parlato Giulio Braca, Chief Operation Officer di Elica e Fabrizio Crisà, Designer Global Director di Elica. Giulio ha una lunga esperienza manageriale in aziende internazionali nel settore dell’automotive e degli elettrodomestici, con responsabilità in Manufacturing, Sourcing e Service.

Fabrizio, laureato in Industrial Design, è tra i più premiati designer nel mondo industriale, i cui prodotti hanno vinto più di 130 premi nell’ultimo decennio.

Elica è una realtà che da oltre 50 anni, vantando mezzo miliardo di fatturato nel 2019, cresce facendo forza sull’innovazione, sul know-how tecnico delle proprie persone e, soprattutto, sul design.

Con sedi produttive dislocate sui vari continenti e presenza commerciale in più di 100 paesi, afferma la sua presenza globale sul mercato delle cappe.

Oggi la sua leadership nel settore è riconosciuta e fondata sul design distintivo, elemento caratterizzante dei prodotti Elica, che vanno oltre la semplice funzione dell’aspirazione.

Chi è il promotore in ELICA dell’approccio sostenibile? Chi guida? Da dove arrivano gli input e come si declinano?

G. L’azienda sta mettendo il tema della sostenibilità in cima ai suoi piani di sviluppo. È direttamente l’Amministratore Delegato a spingere questo tipo di attività e di processi, che declina sulle varie funzioni. Nello specifico, nel perimetro della mia area di attività, tale approccio si concretizza con il coordinamento di vari progetti per mettere a fattor comune iniziative che, partendo con priorità diverse, possono essere rese coerenti e incanalate all’interno di questo filone di particolare attenzione alla sostenibilità.

Come si riesce a coniugare un prodotto di altissima qualità con la crescente pressione sui costi? Come la SC nello specifico può aiutare in questo settore?

G. La domanda si presenta complicata, in particolare in questo momento storico. La competitività sul mercato è estrema: diventa quindi essenziale distinguersi sul mercato proponendo soluzioni innovative e prodotti distintivi. Il modo per riuscire a coniugare queste esigenze è quello di essere in grado di introdurre prodotti con nuove features e contenuti che il consumatore apprezza e che riescano ad alzare e giustificare il prezzo proposto al pubblico. Di contro, sul controllo dei costi, produttivi piuttosto che di acquisto, si può agire con attività di ottimizzazione della SC.

Fabrizio, nel tuo lavoro come vivi il trade off tra packaging funzionale, estetico e sostenibile?

F. Idealmente, il designer desidera una scatola per ogni prodotto. Questo perché oggi viviamo di unboxing: l’imballo ci racconta del prodotto e dell’azienda e, di conseguenza, diventa un pilastro fondamentale. Questa logica si applica a prodotti che arrivano direttamente a casa del consumatore. Al contrario, i nostri clienti non fanno unboxing perché i nostri prodotti vengono installati direttamente da professionisti nelle case dei consumatori finali. Da questo punto di vista, per i nostri prodotti l’estetica del packaging diventa leggermente meno importante.

C’è però, oltre a questo, un tema etico e di sostenibilità poiché cresce costantemente nelle aziende così come nei consumatori la necessità di adottare soluzioni attente a tematiche ambientali.

Per questo motivo il packaging, che appare come la parte finale di un processo, entra in realtà nella parte iniziale di design del prodotto. In questa fase di definizione e progettazione del prodotto e dei suoi elementi costitutivi pensiamo già al packaging, per fare in modo che possa essere utilizzato su diversi modelli. Infatti, aumentare le dimensioni di un prodotto di un solo centimetro per ragioni estetiche, potrebbe comportare la necessità di creare un nuovo packaging e de-standardizzare molti processi interconnessi.

Il Design di Elica è stato influenzato da cambiamenti sociali e di lifestyle negli ultimi decenni o, al contrario, partendo da un progetto di design, vi proponete di generare un cambiamento di lifestyle nei consumatori?

F. Si tratta di un ciclo: l’una e l’altra cosa si intersecano. Ogni volta che disegniamo un nuovo prodotto c’è una proiezione e una visione al futuro, ma partendo dal lifestyle attuale.

In Elica siamo molto attenti ai trend e ai cambiamenti di lifestyle: non ci adattiamo passivamente ad essi, bensì tramite la loro comprensione proviamo a pensare e immaginare quello che può essere utile e quello che può volere l’utente nel futuro. Elica, infatti, crea prodotti non guardando alle esigenze di oggi ma a quelle di domani.

È preferibile avere un packaging engineer interno o esterno?

G. Avere una persona che lavora sul packaging e che, al contempo, ogni giorno sia a contatto con i progetti e viva le logiche di SC e di sviluppo del prodotto, è molto utile. Un packaging engineer interno, pur avvalendoci si consulenze esterne su temi specifici, è la nostra soluzione.

Nel bianco di grandi dimensioni (frigo, lavatrici, lavastoviglie) sembra che l’indice di danneggiamento oscilli fra il 6% e l’8%, quindi la protezione è essenziale. In Elica esiste questo problema? Come è cambiato con i nuovi packaging?

G. C’è una differenza considerevole tra il mondo delle cappe e il mondo degli altri elettrodomestici: per il nostro settore gli indici di danneggiamento non sono così elevati. La nostra percentuale non va oltre l’1%.

Tipicamente, infatti, i danneggiamenti sono causati dalla movimentazione sbagliata fatta dal cliente. I valori più alti nel mondo del bianco derivano da questo.

La discrepanza rispetto al nostro settore risiede nel fatto che le cappe sono, di fatto, installate da un cuciniere piuttosto che dal tecnico specializzato. Difficilmente è il consumatore finale a trasportare, scartare e installare il prodotto.

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